30 mag 2018: Direttore dei lavori, in vigore le nuove regole


Via a nuove responsabilità e contabilità digitale. Ance critica sul decreto del Mit: ‘si rischia l’aumento dei contenziosi’
www.edilportale.com - di Paola Mammarella
30/05/2018 – Entra in vigore oggi, mercoledì 30 maggio, il DM 49/2018 sulle funzioni del direttore dei lavori e del direttore dell’esecuzione. Il decreto del ministero delle Infrastrutture, attuativo del Codice Appalti (Dlgs 50/2016), punta alla semplificazione delle procedure prediligendo gli strumenti elettronici.
 
Direttore dei lavori
Il direttore dei lavori deve relazionarsi al coordinatore per la sicurezza nella fase dell’esecuzione dei lavori e al responsabile del procedimento (RUP), che svolge una funzione di coordinamento tra le due figure.
 
Il direttore dei lavori deve inviare al RUP l’attestazione dello stato dei luoghi prima dell’avvio della procedura di gara ed eventualmente anche prima della sottoscrizione del contratto.
 
Aumentano inoltre le responsabilità del direttore dei lavori che ad esempio, in fase di esecuzione, deve verificare la corrispondenza dei materiali utilizzati a quelli indicati nel progetto e nel capitolato d’appalto. Per questo il direttore dei lavori ha l’obbligo di disporre delle prove ulteriori e di rifiutare i materiali risultati non idonei.
 
Tra i compiti del direttore dei lavori sono inoltre previste la verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore, la verifica sulle variazioni e varianti contrattuali, contestazioni e riserve, la sospensione dei lavori, la gestione dei sinistri.
 
Al termine dei lavori, il direttore può essere chiamato a svolgere accertamenti in contraddittorio con l’esecutore. Il direttore dei lavori deve inoltre inviare al RUP il certificato di ultimazione dei lavori, redigere il verbale di constatazione sullo stato dei lavori, collaborare al collaudo, accertare la rispondenza di documenti tecnici, prove di cantiere o di laboratorio, certificazioni LCA di materiali, lavorazioni e apparecchiature impiantistiche ai requisiti richiesti dal Piano d’azione nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione.
 
Sono inoltre previste attività di controllo amministrativo contabile, che devono essere effettuate con strumenti elettronici di contabilità. Non cambiano invece i documenti contabili da produrre.
Gli strumenti elettronici devono garantire l’autenticità, la sicurezza dei dati inseriti e la loro provenienza. Il mancato utilizzo degli strumenti informatici per la contabilità è ammesso solo per il tempo necessario all’adeguamento della Stazione appaltante. In quei casi le annotazioni delle lavorazioni e delle somministrazioni sono trascritte dai libretti delle misure in apposito registro le cui pagine devono essere preventivamente numerate e firmate dal RUP e dall'esecutore. 
 
Ance: ‘si rischia l’aumento dei contenziosi’
L’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha sollevato qualche critica al nuovo decreto. Per quanto riguarda la consegna dei lavori, ad esempio, il decreto prevede che il direttore dei lavori comunichi all’esecutore il giorno e l’ora in cui presentarsi e che, nel caso in cui l’esecutore non si presenti, la Stazione appaltante può scegliere se fissare una nuova data o risolvere il contratto incamerando la cauzione.
 
Secondo i costruttori, bisogna ripristinare la vecchia normativa in base alla quale la Stazione Appaltante doveva prima fissare una nuova data e risolvere il contratto solo se l’esecutore non si fosse presentato per la seconda volta. Questo per evitare “il rischio di un uso distorto della previsione in chiave discriminatoria”.
 
In base al decreto, qualora la consegna avvenga in ritardo per causa imputabile alla
stazione appaltante, l'esecutore può chiedere di recedere dal contratto e il rimborso delle spese contrattuali effettivamente sostenute e documentate. Secondo l’Ance, i tetti di risarcimento fissati dal decreto sono troppo esigui e non adeguati alla situazione del mercato e non assicurano il ristoro delle spese sostenute. A detta dei costruttori edili c’è inoltre uno squilibrio tra il caso in cui la mancata consegna dei lavori dipenda dall’esecutore e il caso in cui sia colpa della Stazione Appaltante.
 
Per quanto riguarda l’accettazione dei materiali, l’Ance chiede che ci sia proporzionalità tra le nuove analisi richieste, che sono ulteriori rispetto a quelle già previste dalla legge o dal capitolato speciale d’appalto, e il valore dei materiali da testare.
 
Il decreto prevede che il direttore dei lavori gestisca le riserve, cioè le richieste di maggiori compensi effettuate nei documenti contabili per eventi sopraggiunti, secondo la disciplina della Stazione appaltante, riportata nel capitolato d’appalto, e non secondo una normativa specifica. Secondo l’Ance, viene consentita troppa discrezionalità alle Stazioni appaltanti, rischiando l’aumento dei contenziosi. Ma non solo, perché la presenza di tante regole diverse renderebbe difficile l’applicazione della disciplina.
Edilizia libera, il Glossario Unico vale in tutti i Comuni
Il Dipartimento della Funzione Pubblica di Palazzo Chigi a Edilportale: ‘i Regolamenti Comunali non possono decidere quali titoli edilizi richiedere’
www.edilportale.com - di Alessandra Marra
 
29/05/2018 – I regolamenti edilizi comunali possono prevedere titoli abilitativi diversi da quelli previsti dal Glossario Unico delle opere di edilizia libera?
 
No, perché i regolamenti comunali devono attenersi al Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001), dal quale il Glossario Unico discende. A spiegarlo il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, interpellato da Edilportale in seguito all’entrata in vigore del Glossario (DM 2 marzo 2018). 
 
Edilizia libera: il valore del Glossario Unico
Gli ingegneri del Dipartimento della Funzione pubblica hanno confermato che il Glossario unico non ‘liberalizza’ opere precedentemente sottoposte ad un regime diverso ma elenca 58 interventi esemplificativi che ricadono nell'edilizia libera, in attuazione del Dlgs 222/2016 (Decreto Scia 2).


Quest'ultimo ha definito le categorie d’intervento (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, ecc.) e il relativo regime giuridico ma non ha esplicitato i singoli interventi facenti parte della categoria. Il Glossario unico, quindi, dà un nome agli interventi che fanno parte delle categorie individuate dal Decreto Scia 2 e riporta il relativo titolo abilitativo.
 
Glossario unico, i vincoli per le opere di edilizia libera
Nel Glossario Unico si legge che le opere ‘liberalizzate’ vanno realizzate nel rispetto delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali; Edilportale ha quindi chiesto agli esperti del Dipartimento, quali siano questi strumenti.
 
Il Dipartimento ha specificato che il riferimento sono i Piani Regolatori o Piani Attuativi; questi potrebbero contenere vincoli specifici che ogni intervento, a prescindere dal regime giuridico al quale è sottoposto, deve rispettare.
 
Pur non essendo richiesto il titolo abilitativo per gli interventi inseriti nell’elenco, infatti, questi ultimi non devono infrangere norme comunali(presenti nei Piani) sulle distanze minime o le altezze massime. Ad esempio, se si realizzasse un ‘intervento libero’ che non rispetta le norme sulle distanze il Comune sarebbe costretto ad intervenire non per la mancanza del titolo abilitativo ma per l'eventuale non conformità edilizia.  
 
Stesso discorso per le norme in materia antisismica, paesaggistica e sui beni culturali: pur non essendo richiesto il titolo abilitativo è necessario rispettare le norme e richiedere eventuali autorizzazioni. 


Glossario unico: cosa succede nelle Regioni a statuto speciale?
Infine, Edilportale ha chiesto agli esperi del Dipartimento della Funzione Pubblica, se il Glossario unico ha valore immediato anche nelle Regioni a statuto speciale, senza l'obbligo essere recepito.
 
Il Dipartimento ha risposto che in questi casi dipende dall’intesa che ogni singola Regione a statuto speciale ha con lo Stato.

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